CAPPELLA DI S.BRIZIO
Eretto il Duomo di Orvieto da oltre un secolo, affrescate da noti artisti le pareti della cappella del SS. Corporale e della Tribuna, il 14 giugno 1447 Beato Angelico stipula il contratto che lo vincola ad illustrare la spoglia cappella detta Nuova o di San Brizio. LAngelico inizia la sua opera dalla volta della seconda campata con la splendida figura del Cristo Giudice e la vela dei Profeti, ma subito dopo, il 28 settembre 1447, il lavoro rimane sospeso e definitivamente, per ragioni non ancora svelate. Trascorrono 52 anni, segnati da sterili tentativi con celebri pittori tra cui il Perugino e il Pinturicchio, prima di arrivare con Luca Signorelli a realizzare il compimento, nella Cappella Nuova, della tradizione decorativa ad affresco quattrocentesca.
Il lavoro del Signorelli dura cinque anni, dal 1499 al 1504, a cavallo di due se-coli e di due tradizioni estetiche, mentre al mutamento del panorama artistico dellItalia centrale si accompagna il progressivo trasferimento del potere politico dalla Firenze Medicea alla Roma Papale. Nelle vele della volta il Cortonese porta a compimento il disegno dellAngelico, già raffigurabile come tema del Giudizio Universale, per poi procedere al completamento pittorico delle pareti della Cappella. In probabile successione vengono così illustrate le Storie dellAnticristo, il Finimondo, la Resurrezione della carne, i Dannati, gli Eletti, il Paradiso e lInferno. Il quadro dinsieme della rappresentazione del Signorelli può rendere esplicito il giudizio del giovane Berenson che vede in lui il primo artista capace di illustrare la nostra casa terrena, intendendo con questo, che il suo senso della forma è già il nostro senso formale, e cioè che la sua visione del mondo può dirsi essere già la nostra. Oggi la Cappella Nuova è di nuovo aperta ai visitatori dopo i lavori di restauro che hanno interessato le strutture architettoniche e gli interventi sulla pellicola pittorica.
La Cappella appare così in una scenografia rigenerata. Un sistema di illuminazione diffusa dal basso genera una sensazione insolita di distacco dalla realtà e propone una riflessione profonda che dalla bellezza della rappresentazione trascorre a itinerario dello spirito. Si dissolvono i fatti storici riferibili alle vicende di quel fine secolo e tutto qui appare riconnettersi con la vicenda eterna delluomo, nella riscoperta che il male è una condizione naturale delluomo e che, se il mistero delliniquità è già in atto, nessuno può sottrarsi al dovere di guardare avanti e misurarsi con la necessità della redenzione.
Opera del duomo Orvieto
MUSEO CLAUDIO FAINA
Un museo tra archeologia e collezionismo
La collezione dei conti Faina costituisce una delle più prestigiose raccolte archeologiche italiane. I reperti vennero riuniti dai conti Mauro ed Eugenio a partire dal 1864, acquistandoli sul mercato di antichità o recuperandoli attraverso scavi condotti in prima persona.
Il Museo é attualmente articolato su due piani: nel piano nobile di Palazzo Faina, proprio di fronte al Duomo, sono documentati i tempi e i modi di formazione della raccolta, mentre in quello superiore vengono presentati i reperti secondo un criterio tipologico e cronologico, rispettoso dei criteri espositivi ottocenteschi.
Il percorso si apre con la presentazione della figura del fondatore, Mauro, e prosegue con quella di Eugenio. Il monetiere, in particolare, documenta lattività di Mauro, che aveva uno spiccato interesse per la numismatica; i reperti rinvenuti nella necropoli orvietana di Crocifisso del Tufo testimoniano invece le scelte di Eugenio. Nel secondo piano é esposto il resto della collezione: materiali preistorici e protostorici, buccheri, bronzi, ceramica attica a figure nere e rosse, ceramica etrusca figurata.
Al pianterreno di Palazzo Faina é ospitato il Museo Civico Archeologico, che accoglie alcune antichità ben note: la Venere di Cannicella, la decorazione frontonale del tempio di Belvedere, il sarcofago da Torre San Severo.
ORVIETO UNDERGROUND
Lesperienza di Orvieto, città dalle mille grotte
La singolare conformazione del masso tufaceo sul quale si è sviluppata la città di Orvieto, erede della medioevale Urbs Vetus e delletrusca Velzna, ha caratterizzato anche la sua porzione ipogea, concentrata nelle zone su cui sorge labitato per una evidente carenza di spazio. La ricerca speleologica in ambito urbano ha preso il via alla fine degli anni 70, con un censimento che ha permesso di individuare circa 600 complessi ipogei. Le Leggi Speciali per il consolidamento della Rupe, poi, hanno fornito i fondi per lattenta e precisa mappatura delle cavità portando a conoscere i circa 1200 ambienti sotterranei presenti nella Rupe. Si tratta di un enorme patrimonio storico ed archeologico che è componente basilare per la comprensione di Orvieto ed è forse una delle più suggestive chiavi per entrare nella dimensione in cui storia, radici culturali e tempo hanno lasciato un profondo, tangibile segno nella rossa roccia della città.
Le visite guidate allOrvieto Ipogea, si svolgono in cavità di proprietà comunale gestite dalla società Speleotecnica. Il percorso è stato studiato con precise finalità didattiche per permettere di comprendere cosa è accaduto nella città nel corso dei secoli, analizzando tramite le testimonianze conservate nel suo sottosuolo particolari aspetti di vita quotidiana.
Tali ambienti presentano un fascino particolare per collocazione e testimonianze storiche. Importante è anche ricordare che le cavità utilizzate per le visite organizzate da Speleotecnica sono le uniche presenti nel sottosuolo di Orvieto ad essere state consolidate, garantendo così la massima sicurezza.
Speleotecnica srl
TORRE DEL MORO
Cenni storici
Alla fine del Duecento il Comune medievale di Orvieto, nel periodo di massima potenza economica e di maggior equilibrio politico, trasferì i simboli del potere negli edifici pubblici più rappresentativi della Città, restaurando lantico Palazzo Comunale e costruendo ex novo il Palazzo del Popolo ed il Duomo. Al centro del nuovo sistema urbano, ristrutturando edifici già esistenti, si pose il Palazzo dei Sette con la Torre detta del Papa, come cerniera, dallalto della quale lo sguardo poteva spaziare sul contado con i suoi pivieri, o borghi, e i suoi numerosi castelli (dai più vicini come Sugano e Viceno ai più lontani come Monteleone e Camposervoli, oltre lorizzonte) e sul più vasto territorio dello stato orvietano che ad ovest si estendeva fino al mare, individuandone i confini geografici ad est della catena montuosa preappenninica e verso nord nei più evidenti monti del Cetona e dellAmiata. Nel XVI secolo, quasi certamente da Raffaele di Sante detto il Moro (che aveva dato il nome al proprio sottostante Palazzo Gualtiero ed alla stessa contrada) anche la Torre fu chiamata del Moro. Nel 1865 nella Torre (alta 47 metri e orientata quasi perfettamente secondo i quattro punti cardinali) fu sistemata la vasca distributrice del nuovo acquedotto allaltezza di 18 metri; a seguito dei restauri del 1866 vi fu installato lorologio meccanico e vi furono issate due campane civiche.
La campana più piccola proveniva dalla Torre di S.Andrea e quella più grande dal Palazzo del Popolo, dove era rimasta dal 1313, anno in cui fu fatta fondere dal Capitano del Popolo Poncello Orsini, con impressi tuttintorno il suo stemma e il suo emblema, i simboli delle venticinque arti ed il sigillo del popolo della città di Orvieto.
Cooperativa Luigi Carli
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